∼ Gli interferenti endocrini

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Cosa sono gli interferenti endocrini

Gli interferenti endocrini sono delle sostanze in grado di alterare il nostro equilibrio ormonale, in particolare interferiscono con gli ormoni sessuali e tiroidei, mimando l’effetto o legandosi ai recettori dei nostri ormoni.

Alcuni esempi di interferenti endocrini sono:

  • i composti perfluorati, come PFOS e PFOA: usati per le padelle antiaderenti e per la carta da forno;
  • gli ftalati, il PVC e il Bisfenolo A: materie plastiche che troviamo nelle bottiglie di plastica, nei contenitori di plastica e come rivestimento interno delle lattine;
  • gli idrocarburi policiclici aromatici: sostanze che si formano durante le cotture ad alte temperature dei cibi e con la carbonizzazione di questi;
  • pesticidi e inquinanti, come le diossine, i furani, i metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio…): ovvero tutte quelle sostanze che generano inquinamento ambientale e che di conseguenza possono accumularsi nei prodotti alimentari.
Gli effetti degli interferenti endocrini sulla salute
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La Endocrine Society nel 2015 ha pubblicato un documento in cui vengono analizzate le possibili conseguenze di un’esposizione agli interferenti endocrini su vari aspetti della salute umana. Tra queste troviamo:

  • Problematiche metaboliche, come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e l’obesità. Gli interferenti endocrini sono in grado di alterare il bilancio energetico, la produzione e la funzione dell’insulina e l’espressione di alcuni geni.
  • Alterazioni nel sistema riproduttivo femminile, in particolare: pubertà precoce, ciclo mestruale irregolare, ridotta fertilità, sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi, fibromi, parto pretermine.
  • Disfunzioni a carico del sistema riproduttivo maschile, come una ridotta qualità spermatica, il criptorchidismo (ovvero la mancata discesa nel sacco scrotale di uno o entrambi i testicoli) e l’ipospadia (uno sviluppo anomalo dei genitali).
  • Tumori ormono-sensibili, come il tumore al seno, all’endometrio, alle ovaie e alla prostata.
  • Problematiche tiroidee, da un alterato funzionamento di questa ghiandola (iper/ipotiroidismo) fino ai tumori alla tiroide.
  • Problematiche neurologiche, malattie neurodegenerative e alterato sviluppo cognitivo.

Dati gli effetti che hanno è bene prestare un po’ di attenzione all’esposizione agli interferenti endocrini e cercare di ridurre (per quanto ci è possibile) l’esposizione a queste sostanze.

Vediamo quindi come limitare l’esposizione a queste sostanze almeno in ambito alimentare.

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Cosa ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini in cucina

Nel nostro piccolo, possiamo ridurre il nostro contatto con queste sostanze adottando alcuni accorgimenti. Vediamone alcuni:

  • Evitare il più possibile bicchieri, posate e piatti in plastica o carta. Se vengono usate padelle antiaderente prestare attenzione che non siano rovinate: al primo graffio vanno sostituite. Per conservare il cibo evitare contenitori in plastica, specie se per conservare cibi caldi (vanno lasciati raffreddare bene prima di metterli nel contenitore), acidi e grassi. I materiali migliori da usare in cucina sono l’acciaio inossidabile e la ceramica per padelle e tegami e il vetro per i bicchieri e i contenitori.
  • Prestare attenzione alla carta in alluminio (la stagnola) e alle pellicole trasparenti: da utilizzare poco e rispettando sempre le indicazioni riportate dal produttore. La stagnola non è indicata per il contatto con alimenti acidi o salati e non va utilizzata per la cottura al forno. Stesso discorso per la pellicola trasparente che non va utilizzata a contatto con cibi grassi (per esempio i formaggi). Per il forno è meglio utilizzare la specifica carta da forno, meglio ancora se non sbiancata, e leggere sempre le istruzioni (alcune carte da forno riportano l’indicazione di non utilizzo per temperature superiori i 220°). Per conservare il cibo meglio contenitori in vetro o la pellicola in cera d’api.
  • Per borracce e bottiglie meglio evitare la plastica (attenzione anche agli shaker!) e preferire le borracce in acciaio inossidabile, mentre per l’acqua da tutti i giorni sarebbe da preferire il vetro.
  • Le lattine che contengono cibi come legumi o tonno o bevande varie (tipo Coca Cola) sono rivestite internamente da una pellicola che evita il contatto del cibo con l’alluminio. Questa pellicola interna spesso è costituita da Bisfenolo A. E a proposito di contenitori in plastica dei cibi: l’American Academy of Pediatrics consiglia di evitare l’acquisto di materiali plastici con il numero 3,6 e 7 nel simbolo del riciclaggio.
  • Evitare di consumare cibo bruciato/carbonizzato.
  • Se possibile, preferire cibo biologico. Il minor utilizzo di pesticidi è sicuramente un bene sia per noi sia per l’ambiente. Se non si riesce ad acquistare tutto biologico è possibile preferire solo alcuni vegetali bio e per fare questa scelta è possibile consultare la classifica dei “dirty dozen“, ovvero una classifica elaborata dall’Environmental Working Group (EWG) che indica i vegetali più o meno inquinati negli Stati Uniti. Purtroppo in Europa non esiste una lista di questo genere; è possibile però far riferimento a quella americana per avere un’idea dei cibi che tendono ad accumulare quantità superiori di residui chimici. Nel 2020 i 12 cibi classificati come più inquinati sono stati: fragole, spinaci, cavolo nero, nettarine, mele, uva, pesche, ciliegie, pere, pomodori, sedani e patate.
  • Prestare attenzione alle varie bevande consumate e in particolare al caffè: il problema non è il caffè in sé, ma come questo viene preparato. Per ridurre le contaminazioni è meglio utilizzare una caffettiera in acciaio inox rispetto alla caffetteria in alluminio. Per le capsule, meglio quelle riutilizzabili in acciaio inox invece di quelle in plastica o alluminio. E un po’ di attenzione va anche alle bevande delle macchinette: liquidi caldi e acidi (come il tè o il caffè) all’interno di un bicchierino di plastica non sono il massimo.

Questi sono alcuni consigli per ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini in cucina.

Purtroppo la cucina non è l’unico ambiente in cui entriamo in contatto con queste sostanze.  Dai mobili trattati con ritardanti di fiamma, ai prodotti della pulizia, dai cosmetici ai giochi per bambini. Lascio qui di seguito un link che rimanda al sito del Ministero della Salute, dove è possibile leggere tante altre informazioni.

E’ importante aumentare la propria consapevolezza riguardo questi argomenti senza però entrare in uno stato di allarmismo e ansia. Non è necessario stravolgere la propria vita da un giorno all’altro e rinnovare tutto l’arredamento e tutti gli oggetti che entrano in casa. Semplicemente però, al prossimo acquisto la conoscenza sugli interferenti endocrini potrà permettere di fare una scelta più consapevole.