Bisfenolo A: cos’è, perché se ne parla sempre di più e come ridurre l’esposizione

Negli ultimi anni il bisfenolo A (BPA) è diventato un tema sempre più discusso quando si parla di alimentazione e salute.

Se fino a qualche tempo fa veniva considerato sicuro entro certe soglie, oggi le evidenze scientifiche hanno portato a un cambio di prospettiva: l’esposizione al BPA va ridotta il più possibile.

Ma cos’è esattamente il bisfenolo A? Dove si trova? E cosa possiamo fare, concretamente, per limitarlo senza complicarci la vita?

Cos’è il bisfenolo A

Il bisfenolo A è una sostanza chimica utilizzata da decenni nella produzione di alcune plastiche e resine.

In particolare, lo troviamo:

  • nei contenitori in plastica rigida
  • nei rivestimenti interni di lattine e barattoli
  • in alcune bottiglie e stoviglie
  • in materiali a contatto con gli alimenti

Il problema non è tanto la presenza del BPA nei materiali, ma il fatto che può migrare negli alimenti, soprattutto in determinate condizioni (calore, usura, contatto prolungato).

Il BPA rientra nella categoria degli interferenti endocrini, sostanze in grado di interagire con il sistema ormonale.

Com’è cambiata la normativa europea

Per molti anni il BPA è stato considerato sicuro entro determinati limiti di esposizione.

Nel tempo, però, nuove ricerche hanno evidenziato possibili effetti anche a dosi molto basse, portando le autorità a rivedere progressivamente le valutazioni.

  • Dal 2011 il BPA è stato vietato nei biberon in tutta l’Unione Europea, proprio per proteggere una delle fasce più vulnerabili, quella dei neonati.
  • Negli anni successivi sono state introdotte ulteriori restrizioni in diversi materiali a contatto con gli alimenti.
  • Nel 2023, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha ridotto drasticamente la dose giornaliera tollerabile, segnalando che anche esposizioni molto basse potrebbero avere effetti sul sistema immunitario.
  • Nel 2025, l’Unione Europea ha fatto un ulteriore passo: è stato deciso il divieto quasi totale del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti, con un periodo di transizione fino al 2028 per permettere alle aziende di adeguarsi.

Quali sono i possibili effetti del BPA

Il bisfenolo A è studiato per la sua capacità di agire come interferente endocrino, cioè di imitare o alterare l’azione degli ormoni nel nostro organismo.

Questo può tradursi, nel tempo e con esposizioni prolungate, in diversi effetti potenziali:

  • Sistema ormonale: può interferire con estrogeni e altri ormoni, alterando alcuni equilibri fisiologici
  • Fertilità: è stato associato a possibili effetti sulla qualità ovocitaria e spermatica
  • Gravidanza e sviluppo: può influenzare lo sviluppo fetale e alcune funzioni nel bambino
  • Metabolismo: alcune evidenze lo collegano a una possibile alterazione della regolazione dell’appetito e del peso
  • Sistema immunitario: nuovi dati suggeriscono un possibile impatto anche sulla risposta immunitaria

È importante essere chiari: non si tratta di effetti immediati o automatici, ma di possibili associazioni legate all’esposizione nel lungo periodo.

Per questo oggi si applica il principio di precauzione: non serve allarmarsi, ma ha senso ridurre il più possibile l’esposizione.

Chi dovrebbe stare più attento

Alcune persone sono più sensibili agli effetti degli interferenti endocrini e possono beneficiare di una maggiore attenzione.

In particolare:

  • donne in gravidanza
  • neonati e bambini piccoli
  • adolescenti (fase di sviluppo ormonale)
  • persone con problematiche ormonali, come disturbi della tiroide, endometriosi o PCOS
  • coppie che cercano una gravidanza, per il possibile impatto sulla fertilità

Come ridurre l’esposizione attraverso l’alimentazione

La buona notizia è che non serve stravolgere la propria alimentazione. Alcuni accorgimenti pratici possono già fare una differenza.

  • Preferire contenitori in vetro: quando possibile, scegliere vetro per conservare e trasportare gli alimenti.
  • Evitare di riscaldare il cibo nella plastica: il calore aumenta la migrazione del BPA, meglio trasferire il cibo in un altro contenitore prima di riscaldarlo.
  • Limitare il consumo di cibi in scatola: il rivestimento interno delle lattine può contenere BPA.
  • Non usare contenitori usurati: graffi e segni di usura aumentano il rilascio di sostanze dalla plastica.
  • Puntare su semplicità e varietà: un’alimentazione basata su cibi freschi e poco trasformati riduce automaticamente l’esposizione complessiva.